Il Primo Capitolo di Tomb Raider: I Diecimila Immortali!

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Sappiamo che lo state aspettando con ansia… quindi con ben due mesi di anticipo (l’uscita è fissata per il 21 aprile!) vi regaliamo il primo capitolo di  Tomb Raider: I Diecimila Immortali! 

La collana #VideogiochidaLeggere  diventerà ancora più imperdibile grazie a questo romanzo di Dan Abnett e Nik Vincent, situato cronologicamente tra Tomb Raider e il recente Rise of the Tomb Raider.

Cosa starà combinando Lara Croft dopo essere sopravvissuta alla letale isola di Yamatai?

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CAPITOLO I

Il rumore arrivò all’improvviso. La detonazione secca e forte di un fucile. Un singolo sparo, a breve distanza.

Lara conosceva quel rumore. Lo shock mandò in pezzi la pace della sua mente: il cuore cominciò a martellarle forte nel petto. Sentiva il sudore sulla nuca e tra le scapole. Avvertì un nodo alla gola. Cominciarono a tremarle le mani mentre chiudeva il libro, che cadde a terra, dimenticato.

“Vi prego, no!”, disse alla stanza vuota. “Non di nuovo. Non lo voglio, non di nuovo”. Si alzò e cominciò a camminare. Cercò di deglutire, ma aveva la bocca secca; provò a scrollare le mani per sciogliere il formicolio. Sentiva il petto stretto in una morsa insopportabile.

“Dannazione, Lara, respira”, ansimò. “Non lasciare che…”

Troppo tardi.

Era di nuovo nell’isola. A Yamatai. Una bufera infernale le infuriava tutta intorno. I lampi dardeggiavano. I tuoni ruggivano. La pioggia cadeva a secchiate, dura come grandine. Si fece largo nella giungla. Sam si era smarrita. Riusciva solo a pensare alla sua amica. Doveva trovarla.

Mentre si avvicinava al monastero, un grande lampo biforcuto illuminò i cadaveri di decine… centinaia di uomini.

Un rombo giunse dall’oceano e crebbe d’intensità proprio sopra di lei: le esplose intorno, assordandola, lasciando nell’aria un forte sentore d’ozono.

Quando Lara smise di tremare, per un istante esaminò i corpi: uccisi da poco, ancora sanguinanti, riversi su altri resti più vecchi, e scheletrici. Cercò di non pensare a come erano morti. Si fece largo tra loro ed entrò nel monastero.

Aveva un solo obiettivo: salvare Sam.

Il bagliore d’un altro lampo schiarì il cielo alle sue spalle, e illuminò fugacemente parte degli antichi recessi: la pietra antica, consumata dagli anni, le macchie di sangue che luccicavano come frammenti di vetro scarlatto. Fece un respiro, e si addentrò nell’edificio, stanza dopo stanza.

Scorse delle torce che ardevano sui candelabri a muro. Gettavano una luce tremolante sulla carne morta di altri corpi ancora, una grande pila dentro il monastero della Regina del Sole, Himiko…

Chiuse gli occhi. Quando li aprì di nuovo, non era più sull’isola. A circondarla era la quiete del suo appartamento.

“Dannazione, Lara, smetti di tornarci”, si disse. “Yamatai è il passato. È solo un ricordo”.

Stava respirando affannosamente. Sudava e tremava, sentiva freddo, era impallidita. Aveva la gola chiusa, era terrorizzata.

“Sai come funziona questa faccenda”.

Cercò di ragionare.

“Lo sai come funziona. Sai come affrontarla. Acqua. Prendi una bottiglia d’acqua”.

Percorse l’open space dell’appartamento londinese, fino alla zona cucina, e aprì il frigorifero. Prese una bottiglia d’acqua e col pollice la stappò… Due volte. Le tremavano le mani, e al primo tentativo non si aprì. Quando finalmente riuscì a spingere indietro il tappo di plastica, si portò la bottiglia alle labbra e bevve un sorso. L’avrebbe aiutata a respirare di nuovo regolarmente.

“Espira”, si disse. “Espira e basta, Lara”.

Passeggiava per l’appartamento, bevendo a piccoli sorsi.

“Non era un fucile, Lara”, disse. “Lo sai che non era uno sparo”.

Le frasi le uscivano come frammenti tra un sorso e l’altro, mentre misurava l’appartamento a gran passi.

“Era un ritorno di fiamma”.

Passeggiò un altro po’.

“Era la vecchia macchina di Bernard. Ma perché continua a guidare quell’affare?”

Un altro sorso.

“Respira, Lara”.

Trascorsero cinque minuti.

Alla fine s’infilò una giacchetta, afferrò chiavi e cellulare, e uscì dall’appartamento.

“Scrollatelo di dosso con una camminata, Lara”, si disse, scendendo le scale. Si sentiva le gambe molli, e non poté correre giù per le scale come al solito. Non prendeva mai l’ascensore, preferendo l’esercizio dei tre piani. Su o giù, non importava. E poi, nel bel mezzo d’un attacco di panico, la claustrofobia indotta dall’ascensore avrebbe solo peggiorato le cose.

Lara Croft si considerava fortunata. Era giovane e forte, ed era in forma, sia fisica che mentale. Si stava facendo aiutare per quel suo disturbo ansiogeno, e sapeva che sarebbe stata bene.

Sospettavano potesse soffrire di DSPT, ma si era rifiutata di accettare la diagnosi. Alcune persone subivano completamente quella condizione; persone che avrebbero sofferto per tutta la vita e ne sarebbero state cambiate per sempre. Non sarebbe stata una di loro.

Gli attacchi di panico erano orribili ma sapeva come gestirli. Superarli. L’avevano aiutata. Era tra i fortunati.

Camminare era terapeutico, e Londra era piena di bei posti per farlo.

Sam, la migliore amica di Lara, affittava un appartamento nel cuore del West End, la zona dei teatri, e lo divideva con Lara. Non importava l’ora: giorno e notte, quelle strade restavano sempre illuminate e piene di gente indaffarata. Le ragazze erano sempre circondate dal chiacchiericcio della vita. Sembrava che i caffé, i bar, i ristoranti non chiudessero mai, e che le persone non se ne volessero andare.

Lara camminava. Aveva le gambe ancora molli. Cercò di respirare e pompare aria nei polmoni per ricominciare a muoversi con la consueta sicurezza. Sorseggiava l’acqua e tentava di schiarirsi la mente. Era pomeriggio inoltrato, e i cinema che davano spettacoli a quell’ora iniziavano a svuotarsi. I negozi erano ancora aperti, e diverse strade pedonali avevano bancarelle che vendevano di tutto: da frutta e verdura ai souvenir e t-shirt.

Continuò a camminare nella folla brulicante.

Nessuno badava a lei.

Calmò il respiro mozzo, poi smise di sudare. Il cuore, dapprima galoppante, tornò a battere in modo quasi regolare, e Lara cominciò a sentire le gambe più stabili. Il respiro normale le permise finalmente di inspirare a lungo e profondamente. Si fermò all’angolo d’una strada, fuori da un pub, si appoggiò a un lampione, e sospirò. Bevve un’ultima sorsata, e gettò la bottiglietta in un cestino.

Si’infilò le mani in tasca e attraversò la strada. Non era ancora pronta per tornare indietro.

Ecco una delle cose cruciali che Lara aveva imparato sulla sua condizione: mantenere la prospettiva la aiutava.

Doveva farla semplice: aveva avuto un attacco di panico per il rumore improvviso, perché quel ritorno di fiamma l’aveva colta alla sprovvista. Le era sembrato uno sparo. La mente aveva risposto riportandola a Yamatai.

L’esperienza di Lara su quell’isola era stata difficile, e spaventosa. Aveva visto e fatto cose che la sconvolgevano ancora. Adesso il panico si andava smorzando, e quel fatto le dava modo di razionalizzarle di nuovo.

Era viva. Era sopravvissuta. Aveva spezzato il sortilegio di Himiko, qualunque cosa fosse. Aveva distrutto la Regina del Sole e salvato la sua amica. Aveva salvato la vita di Sam. Era l’unica cosa che contava.

Aveva salvato la vita di Sam ed era riuscita a restare viva anche lei.

Lara Croft era una sopravvissuta. Sull’isola di Yamatai aveva pagato un prezzo molto alto: aveva sparato a un uomo. Era stata obbligata a uccidere più d’una volta. Non aveva avuto scelta.

Aveva combattuto, e così era sopravvissuta. Se non avesse lottato, se non avesse ucciso, Sam sarebbe morta.

Camminando per le strade del West End, nella folla indifferente, ricostruì mentalmente alcuni eventi di Yamatai. Lo fece un passo alla volta, con una finalità precisa. Non lasciò che alcuna immagine involontaria si insinuasse nella sua mente, né che i pensieri reclamassero attenzione, per poi travolgerla. Aveva tutto sotto controllo.

Esaminò ogni situazione; immaginò ogni possibile esito. Ritenne di aver scelto l’unica linea d’azione possibile: le sue soluzioni adeguate alle circostanze.

La sopravvivenza è l’istinto più potente al mondo.

Rivisse gli ultimi terribili momenti del salvataggio di Sam. Contò gli spari mentre si difendeva da Mathias. Che stava per ucciderla. Che stava per uccidere lei e sacrificare Sam. Aveva continuato a sparare fino a quando non era morto.

Poi, Lara si era frapposta tra la Regina del Sole e la sua amica. Aveva afferrato la torcia abbagliante e aveva puntato al cuore di Himiko…

Lara avvertì la vibrazione nella mano e strinse ancora più forte: le dita si serrarono, il palmo era sudato. Poi, in una frazione di secondo, sentì uno squillo.

Sbatté le palpebre e boccheggiò. Fece un respiro profondo e rilassò la presa.

Non stava più brandendo la torcia. Era nuovamente in una strada di Londra, la mano in tasca, che stringeva il cellulare. Stava squillando.

Lara espirò a fatica, estrasse il telefono e controllò lo schermo. Era Sam. Si rilassò, e rispose.

“Ciao Sam”, disse lei. “Pensavo proprio a te”.

A risponderle fu la voce d’un uomo.

“Parlo con Lara Croft?”

“Chi è?”, chiese Lara. “Perché sta chiamando dal cellulare di Sam?”

“Devo sapere se lei è Lara Croft. Chiamo a nome della signorina Samantha Nishura: è stata ricoverata in ospedale”.