LA LEGGENDA DI FINAL FANTASY VII – Anteprima

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La nostra ambizione non è dirvi che Final Fantasy VII è fantastico, bensì spiegarvi perché lo è.

A luglio nella nostra collana di cultura videoludica arriva un altro titolo straordinario che affronterà le origini e la storia di un videogioco straordinario: Final Fantasy VII.

Ecco a voi un anticipo 😉

IN PRINCIPIO

Molto prima che apparisse la più elementare scintilla di vita, molto prima del regno degli uomini, molto prima che qualunque essere ne calpestasse il suolo… il Pianeta era già lì. Con il tempo si svilupparono primitive forme di vita. Il Pianeta era così ospitale che nel suo grembo accogliente prosperò una miriade di specie animali e vegetali. Divenne il cuore di un solido ecosistema, perfettamente autoregolato. L’insieme di tutta questa vita formò una corrente, un’energia spirituale primigenia, essenziale per il Pianeta. Le viscere del corpo celeste si riempirono di un fluido carico di questa forza: il flusso vitale.

Quando un essere vivente si estingue, ritorna al Pianeta e la sua energia spirituale si unisce al corso di questo flusso. L’anima del defunto, la sua forza vitale, raggiunge le profondità del Pianeta per ricongiungersi a quella degli esseri scomparsi prima di lui. Così le energie spirituali di ogni uomo, pianta e animale che hanno vissuto si uniscono e si fondono, contribuendo alla nascita di altre creature viventi. Come ogni organismo, anche il Pianeta possiede un proprio sistema immunitario, un apparato di autodifesa paragonabile a quello degli umani. In caso di lesioni, per preservarsi, il Pianeta convoglia energia spirituale sulla ferita, al fine di sanarla: in altre parole, si cura. Così come il flusso vitale è in qualche modo il sistema circolatorio del Pianeta, l’energia spirituale che lo attraversa ne è il sangue.

 

I CETRA

Quella dei Cetra fu la prima civiltà a occupare il Pianeta. Proveniente dai remoti confini dell’universo, questo popolo nomade aveva trovato nel corpo celeste la propria Terra promessa, un luogo perfetto conforme al suo ideale di felicità suprema: un paradiso. Eppure, quest’idea di Terra promessa, dipendendo dal giudizio soggettivo, non poteva valere per ognuno di loro. Così, non tutti i Cetra si fermarono sul Pianeta, non avendovi trovato la pienezza a cui aspiravano. Chi invece vi rimase, lo elesse definitivamente a propria dimora.

Il popolo dei Cetra possedeva straordinari poteri, che gli consentivano di comunicare con il Pianeta. Così quest’ultimo affidò loro il compito di vigilare sulla propria salvaguardia e sul proprio sviluppo. Perciò i Cetra continuarono a muoversi da un posto all’altro, per coltivare la terra, piantare alberi e fiori, nonché allevare animali. Di conseguenza, il corpo celeste venne costantemente nutrito di energia spirituale. Il Pianeta e i Cetra vivevano in simbiosi, in un reciproco scambio di forze e risorse. Ciononostante, alcuni Cetra finirono per stancarsi del continuo peregrinare e decisero di interrompere le loro incessanti migrazioni per stabilirsi e vivere in modo sedentario. Nel tempo, questo ramo della popolazione perse la facoltà di comunicare con il Pianeta. Gli esseri umani discendono da questo ceppo dei Cetra.

 

 

LA CALAMITÀ DAI CIELI

Mentre alcuni Cetra scelsero una vita stanziale, trascurando i bisogni del Pianeta, altri proseguirono il loro duro lavoro per il mantenimento di un perfetto equilibrio. I Cetra nomadi condussero comunque un’esistenza armoniosa, fino al giorno in cui un grande oggetto cadde dal cielo, schiantandosi. I Cetra udirono immediatamente l’urlo del Pianeta, un grido di dolore, e non tardarono a scoprire la ferita inflitta dall’oggetto piovuto dal cielo: un gigantesco cratere situato all’estremo nord del globo. Allora i Cetra accorsero a migliaia per cercare di assistere il Pianeta come meglio potevano. Molti si stabilirono attorno al cratere, con l’intento di concentrarvi le forze di tutte le cose e nutrire così il corpo celeste di energia spirituale. Tuttavia il Pianeta li esortò ad allontanarsi. Mentre i Cetra si preparavano ad abbandonare la terra che amavano e avevano coltivato con devozione, apparve qualcosa: si manifestò una strana creatura. Ciò che i Cetra in seguito chiamarono la “Calamità dai cieli” era in grado di variare aspetto e voce per assumere qualunque sembianza: finse di essere uno di loro e i Cetra gli accordarono fiducia. Allora, la creatura si avvicinò subdolamente con modi amichevoli per approfittare di loro. Propagò un virus, causa di una malattia sconosciuta che rese folli i Cetra infettati, trasformandoli in veri mostri. Il virus iniziò a propagarsi e si registrarono contagi in tutto il mondo. A quel punto il Pianeta comprese che la Calamità dai cieli andava distrutta: finché fosse durata quella minaccia, non sarebbe mai guarito dalle sue ferite.

Per proteggersi dal nuovo pericolo creò le Weapon: gigantesche e potentissime creature, che avevano l’unico scopo di annientare ogni forma di vita per generare energia spirituale. Di queste armi biomeccaniche, la più potente era Omega, concepita come estrema risorsa: se un giorno il Pianeta avesse sentito avvicinarsi pericolosamente la propria fine, all’ultimo momento avrebbe risvegliato l’arma per raccogliere su di essa tutta l’energia del flusso vitale. Così, Omega sarebbe volata via carica di questo potere, trasportando il flusso vitale nello spazio, in modo da custodirlo altrove. Per intraprendere il grande viaggio, Omega avrebbe avuto bisogno dell’aiuto di Chaos, il suo messaggero, che aveva il compito di radunare l’energia spirituale. Così, alleggerito dell’involucro terrestre, il Pianeta sarebbe riuscito a sopravvivere grazie a Omega, che avrebbe assicurato la migrazione della sua anima.

Malgrado i danni causati dalla Calamità dai cieli, il Pianeta non ebbe bisogno di ricorrere alle Weapon. I Cetra scampati al virus uscirono vittoriosi dalla loro lotta contro la creatura, e la imprigionarono dentro il cratere in cui era stata scoperta. Il Pianeta mise le Weapon a riposo nel Cratere nord: anche se era stata resa inoffensiva, sapeva che la Calamità dai cieli un giorno sarebbe riuscita a liberarsi.

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