Per il piacere di leggere… DESTINY

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Oggi pubblichiamo e vi invitiamo a scaricare e leggere un racconto di un lettore di Multiplayer.it ispirato a Destiny, il nuovo shooter fantascientifico di Bungie.

Ma andiamo per ordine:

Multiplayer.it due mesi fa ha promosso un’attività molto carina, legata al lancio del nuovo videogioco DESTINY; il concorso si è concluso il 5 settembre con grande soddisfazione della redazione che ha ricevuto tantissimi lavori degni di nota.

Se volete potete leggere qui tutti i dettagli: “DIVENTA LEGGENDA CON DESTINY E MULTIPLAYER.IT!” 

Tra i vincitori ci è saltato subito agli occhi il racconto di Alessandro Rusconi; abbiamo un debole per tutto quello che è l’esplorazione di nuovi talenti e così insieme alla redazione di Multiplayer.it abbiamo deciso di dare a tutti la possibilità di leggere quest’opera. Si possono vivere le emozioni di un videogioco anche attraverso la lettura di un libro e vogliamo condividere con tutti voi anche questa esperienza.

Ecco l’incipit.

PREMESSA: realizzare una storia su uno sparatutto implica sostanzialmente ridurre le sparatorie al minimo. È un paradosso, ma non può funzionare una sparatoria prolungata per quattro pagine! Avrei fatto lo stesso con Uncharted, anzi, probabilmente Nathan non avrebbe nemmeno saputo come impugnarla un’arma.

PERSONAGGI:

Shil: è il protagonista umano. Giovane Hunter.

Gluebeuj: Razza ignota. Hunter veterano, potente e rispettato da tutti

Spettro: lo Spettro di Gluebeuj

Zoir: Exo enorme e irritabile

Pock: Exo simile a Zoir, ma danneggiato e non ben funzionante

Il Profeta: razza ignota. Tratto da Destiny

Il Nostromo: Umana. Tratta da Destiny

Comandante Zavalar: Exo. Tratto da Destiny

Fallen: razza presente in Destiny.

Cabal: razza presente in Destiny. Per necessità della trama, sono più “scientifici” e preparati dei Fallen.

 

Capitolo 1: Una missione bizzarra

Le nuvole alte accarezzavano sempre la sua superficie candida prima di arrivare sopra la Città. A volte dava l’impressione di cadere, ma non lo faceva mai. Il Viaggiatore era apparso molti anni prima, tra lo sgomento dell’umanità, e se non fosse stata una sera con la Luna piena, tutti avrebbero pensato a una repentina e inspiegabile collisione del satellite con la Terra. Invece non si scontrò col suolo. E non era certo la Luna: lei era ancora là, certo meno affascinante di prima se paragonata al Viaggiatore, un’entità sferica del diametro di circa tre chilometri, appena sospeso sopra l’ultima Città che ci è rimasta. E ci difende, anche dopo il suo sacrificio.

L’Età d’Oro è finita e chi è della mia generazione non ha più la vita facile dei padri e dei nonni. Non che non mi piacciano le sfide, anzi. Sono Hunter da due mesi, e non vedo l’ora di dimostrare il mio valore. Nessuno dà fiducia a priori a noi Hunter: troppi finiscono ammazzati alla prima vera missione. E guardandola lì, una sferetta affacciata dietro al Viaggiatore, pensai che la Luna dopotutto fosse come me, solo oscurata da qualcosa di più grande, in attesa di un’occasione. Ma io ricordo ciò che mi disse mio padre tanto tempo fa, sorridendo: vedi, figliolo, in realtà la Luna è 1000 volte più grande…

Il Viaggiatore non ha portato solo del bene, ma anche i più grandi nemici che abbiamo mai avuto. I Fallen, in particolare, sono tra noi sulla Terra, tenuti lontani dalla Barriera. Loro hanno i poteri come noi: il Viaggiatore non badò a chi darli, non poteva. La Luce è utilizzabile solo da alcuni, ma senza limiti di razza. Le perdite nelle lotte contro i Fallen sono state disastrose in passato, ma questo è un periodo tranquillo: da due anni non si vede azione sulla Terra e i Fallen sembrano scomparsi.

Quando presi il mio piccolo zaino, con tutto l’occorrente per curarsi e alcune munizioni, il Sole era già alto. La giornata sembrava tranquilla e nemmeno una foglia si muoveva. Ogni Hunter doveva passare alla Torre ogni mattina, in attesa di missioni, e se non ce ne sono di adeguate per il proprio rango, aiutare nella manutenzione della Città. Per questo presi anche un piccolo martello impolverato; non volevo usare il fucile per schiacciare chiodi, non ora che avevo la skin blu elettrico.

Ero arrivato al cortile principale, quello con tutti i migliori artigiani e scienziati, sempre pronti a sfornare aggeggi nuovi e potenti, quando notai una decina di Hunter che discutevano animatamente proprio attorno alla bacheca:

“Che vadano al diavolo! Non vado oltre la barriera per così pochi Lumen!” – disse uno.

“Infatti, non siamo stupidi!” – disse un altro. Fecero per allontanarsi quando un’ombra si diffuse davanti a loro. Si voltarono, e videro che un energumeno alto quasi tre metri li squadrava minaccioso.

“Vigliacchi.”

La sua voce era fredda, grave e soprattutto non umana. Perché era un droide, un Exo per la precisione: al posto di un volto una maschera in titanio dai tratti minacciosi come noi Hunter, ma sotto non c’era un viso, solo un insieme di circuiti ben protetti. Al posto degli occhi, due intense luci grandi come una biglia, dall’aspetto sempre vigile e indagatore. Anche gli Exo  avevano i vantaggi della Luce diffusa dal Viaggiatore.

A quell’offesa uno degli Hunter s’irrigidì e fece un passo avanti. L’Exo lo fissò, mise la mano in una borsa e tirò fuori una manciata di cubetti luminescenti.

“Ecco. Sono abbastanza per vivere due mesi con due servi: colpiscimi e li avrai.”

Fece un passo avanti senza aspettare la risposta dell’altro e, credetemi, nemmeno un Hunter esperto avrebbe sfidato un Exo tanto potente a cuor leggero.

Nessuno perciò si sorprese, o fece versi di scherno quando l’Hunter, dopo quella che ipotizzai fosse un’occhiata avida verso tutti quei Lumen, fece un passo indietro. L’Exo fece un gesto di stizza per il mancato scontro, il che mi fece dubitare che fosse davvero una macchina. Lo desiderava quello scontro.

“Nessuno quindi di voi invertebrati accetta l’incarico?”

Guardai la bacheca: l’unico lavoro disponibile era pagato mezzo Lumen, il che significava dover guadagnare un altro mezzo in qualche altro lavoro per poter venire pagati. Perché i Lumen erano unitari, non si potevano dividere. Le uniche informazioni erano arrivate tramite messaggio scritto su un minuscolo pezzo di carta lì attaccato, cosa molto anomala: la carta era molto rara e non veniva mai usata, se non senza alternativa. Il messaggio mostrava una coordinata, con il messaggio: “Il team di manutenzione 5 riporta: disturbi elettromagnetici…”

Mi dovetti avvicinare per leggere quei caratteri così piccoli. Il foglietto era visibilmente strappato e parte del messaggio era mancante. Quando finii di leggere, mi accorsi di essere l’unico davanti alla bacheca: gli altri si erano distanziati da me. L’Exo mi fissò dall’alto della stazza.
“Potrei farlo per un Lumen.” – dissi. Lui si abbassò quasi in ginocchio per mettere la sua testa in linea alla mia.

“Mezzo.”

Inutile dirvi che il suo tono non ammetteva repliche, ma iniziai ad apprezzare i droidi: non potevano alitarti in faccia. Sapevo di non potergli estorcere un altro mezzo Lumen, è solo che quella missione mi intrigava. Non volevo però far alzare l’interesse degli altri! Se avessi accettato senza batter ciglio, avrebbero sospettato. Un pezzo di carta non poteva passare inosservato, almeno a me: mio padre ne aveva una collezione e ricordo che mai e poi mai avrebbe sprecato un pezzettino anche grande come un’unghia. A meno di una questione di vita o di morte.

“Ci sto.” – risposi, tra i commenti sprezzanti degli altri. Bastà uno sguardo dell’Exo per zittirli.

“Una domanda Zoir.” – disse una voce potente e calma. Tutti si voltarono. Dei passi avanzarono decisi e un Hunter alto e slanciato si fece avanti piano. Lo riconobbi, seppur con sorpresa: nessuno aveva tutte quelle medaglie al valore sul petto; le sue armature erano pregiate e tutte dall’aspetto leggero e resistente. Gluebeuj era uno dei migliori tra noi Hunter.

L’Exo ricambiò lo sguardo, ma non incoraggiò la domanda.

“Avete analizzato la fonte di quel segnale?” – chiese Gluebeuj all’Exo.

“È pieno di fonti elettromagnetiche là fuori e, sì, lo abbiamo analizzato. Non ne è saltato fuori nulla o sarei andato io. Non è nemmeno criptato, un semplice segnale; probabilmente impedisce il funzionamento dei macchinari. Per questo hanno chiamato.” – rispose Zoir.

“Non sapevo che così tanti umani lavorassero fuori dalla barriera. Perché non i droidi di manutenzione?” – chiese Gluebeuj.

“I droidi servono qui. Da quando sei andato via sono cambiate molte cose!”

“Lo vedo.” – rispose l’altro composto. Si fissarono per qualche attimo, poi Zoir si voltò verso di me altero.

“Basta schermare l’area con questo e tutto sarà risolto.” – grugnì e senza troppe cerimonie mi lanciò un apparecchio tra le mani prima di andarsene. Gluebeuj si avvicinò, diede una rapida occhiata al foglietto e se ne andò a sua volta.

“Buona fortuna Shil, attento a non farti male con quelle onde elettromagnetiche!” –  mi schernirono gli altri.

Dopo dieci minuti ero al Cosmodromo per chiedere una navicella. Di solito a chi non aveva un rango elevato ne rifilavano una a pezzi, come mi era capitato già una volta. Ma successe un fatto bizzarro: quando il Nostromo mi vide, parve riconoscermi subito, cosa alquanto strana, e senza che glielo chiedessi mi portò alla mia navicella.

“Questa?” – chiesi scettico. Mi pentii di aver segnalato un eventuale errore, perché sognavo di guidare una nave simile da sempre. Lei guardò con i suoi occhi azzurri e disse:

“Riportala intera.”

Suonò come una minaccia e restai senza parole. Non per il tono, le donne della Città lo usavano spesso, ma per il fatto che quella donna, famosa per essere gelosa delle navi della Città, me l’avesse concessa. Era la figlia del Nostromo precedente e non era molto più vecchia di me, ma non faceva favori. La vidi andar via, i capelli biondi mossi dai motori vicini.

Contemplai la nave, dopo aver contemplato il sedere del Nostromo: era tondeggiante e dall’aspetto delicato (ora parlo della nave, eh) nella parte superiore, con una cintura rinforzata con qualche materiale speciale sulla parte centrale; la base era piana, con dei mini cannoni in bella vista. Era compatta e dall’aspetto solido, poteva accogliere al massimo due persone. E va bene, qui e là ho anche descritto il suo sedere, fatevene una ragione!

“Ok…” – mi dissi – “Saliamo!”

Una fessura adatta a una persona si aprì quando mi avvicinai. L’interno era più stretto di quanto credessi, con solo un posto per il viaggiatore. Un’altra mancanza mi confuse ancora di più: nessun comando, o pulsante, o levetta. Niente. Cercai qualche scompartimento, ma dopo un minuto non trovai nulla.

“Dove cavolo sono i comandi!”

Sentii una risata.

“C’è qualcuno?”

“Io sono i comandi, Hunter. Sono uno Spettro, ma non ti montare la testa, non ti ho scelto.”

Gli Spettri furono creati dal Viaggiatore poco prima di essere sconfitto dall’Oscurità. Il loro scopo era trovare persone adatte a utilizzare la Luce. Ma solo alcuni Hunter li avevano.

“Se non mi hai scelto perché sei qui?”

“Ho la responsabilità di questa navicella e del suo padrone.”

“Va bene…ho delle coordinate.”

“Non servono, ce le ho già.”

Non sentii nemmeno i motori accendersi: ci sollevammo veloci e uscimmo dall’hangar. Sfrecciammo tra altri velivoli più lenti di noi, mentre la Città scorreva sotto di noi. Tolsi la maschera per vedere meglio attraverso l’oblò.  Era incredibilmente veloce e la barriera si avvicinava a vista d’occhio.

“Il posto non è molto vicino, dovrò andare veloce.”

“Fa’ pure.” – dissi con sufficienza. Un istante dopo l’accelerazione mi schiacciò contro il sedile. Superammo il Muro della Città in un lampo e ci inoltrammo tra nuvole. Faticavo a respirare e sentivo un peso sul petto.

“Resisti, pochi secondi.” – disse lo Spettro. Fu di parola: quando raggiunse la velocità voluta la mantenne soltanto. Respirai a pieni polmoni, sollevato e sorpreso da quella potenza.

Quando uscimmo dalle nuvole vidi il terreno scivolare davanti a noi.

“A che velocità stiamo andando?”

“Oltre dieci volte la velocità del suono.”

“Bene…bene…”

Non sapevo quanto veloce fosse, ma vi posso dire che vidi solo per un attimo qualcosa con l’aspetto del lago più grande della regione. Dei nuvoloni in lontananza divennero sempre più grandi finché non ci immergemmo anche all’interno di essi. Per circa un minuto non vidi più nulla. Era stato l’Exo a darmi quella navicella? Doveva essere stato così: avevo l’impressione che con una nave normale avrei impiegato mezza giornata a percorrere ciò che quella poteva in dieci minuti.

Il bianco candido sull’oblò scomparve e della montagne in lontananza apparivano minacciose. Cominciammo ad abbassarci sempre più e arrivammo radenti al terreno. A un certo punto la navicella si voltò di centottanta gradi: vidi la scia di polvere lasciata dietro di noi, quando un accelerazione molto più potente dell’altra mi schiacciò al sedile. Stava frenando all’indietro usando i motori.

Avrei preferito che il Nostromo mi desse una testata tra le gambe! Per poco non svenni e il diaframma restò contratto nel mio ventre anche dopo esserci fermati. La vista era sfocata e non capii dove eravamo.

“Siamo a ridosso delle montagne. Le coordinate indicano a due chilometri da noi, nella valle.”

“Sì…sì apri, non credo di sentirmi bene.”

Quando misi la gamba fuori mi resi conto che qualcosa non andava. Sembrava di respirare aria bollita.

“Fa un caldo pazzesco!”

“Siamo a sud, Hunter, di olter duemila chilometri. La temperatura sfiora i trentaquattro gradi.”

“Non credevo ci fosse gente al lavoro così lontano.”

“Miniere, l’ultima risorsa che questo pianeta può ancora offrire.”

La navicella si sollevò.

“Ho delle questioni urgenti adesso, tornerò qui entro sera. Buon lavoro Hunter.”

“Hey non dimenticarti che sono qui, capito?”

Mi arrivò un getto di polvere in risposta. Schizzò come un proiettile.

Ora se ti stai appassionando  Scarica il PDF completo  e buona lettura!