The Invasion of the Tearling: Anteprima #4

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Pronti per una nuova anteprima di The Invasion of the Tearling?

Chi è Lily, e che legame condivide con la Regina Kelsea? Scopriamolo in questo nuovo estratto, che ci fa viaggiare indietro nel tempo in un’epoca antecedente alla fondazione del regno dei Tear…

Aprì gli occhi in un mondo grigio, coperto da nubi che preannunciavano pioggia. Attraverso il finestrino poteva
osservare, distante, forme grigie stagliarsi contro un cielo plumbeo: Manhattan.
Percorrendo il ponte, l’auto oltrepassò una cunetta. Lily guardava fuori dal finestrino, seccata. Era Greg a prendersi cura dell’economia domestica, e una volta lo aveva sentito dire a Jim Henderson che ogni mese versava una consistente somma di denaro in cambio del diritto di guidare proprio su quel ponte.
In cambio, in teoria, la pavimentazione avrebbe dovuto essere mantenuta a livelli decenti. Ma il lavoro non veniva mai fatto a regola d’arte, e di recente Lily aveva iniziato a scorgere buche e cunette che venivano riparate molto lentamente. Tuttavia, era sempre meglio che attraversare il ponte aperto al pubblico: la Lexus sembrava fatta apposta per essere rubata. Quel ponte e le strade che vi portavano, invece, erano costantemente pattugliate da numerosi addetti alla Sicurezza, e se Jonathan avesse premuto l’allarme la polizia sarebbe accorsa entro pochi secondi. Qualche buca era un prezzo accettabile da pagare in cambio della sicurezza.

Il ponte terminò, e Lily osservò le mura altissime lasciar posto a una barriera più bassa. Si recava sempre più di rado in città, e ogni volta che lo faceva le sembrava che la situazione fosse peggiorata, ma le piaceva comunque andarci. La casa in cui viveva, a Nuova Canaan, era meravigliosa: si trattava di un’imponente residenza colonica, con un colonnato bianco, simile alle case delle sue amiche. Ma anche un’intera città poteva diventare noiosa, quando era tutta uguale a se stessa. Lily si vestiva con più cura in occasione delle rare escursioni oltre il muro di quanto non facesse quando aveva ospiti a cena: per quanto fosse pericoloso, uscire da Nuova Canaan le sembrava sempre un evento degno di nota.
Guardando oltre la barriera che proteggeva la strada, vedeva la baraccopoli. Sacchetti neri per la spazzatura erano stati appesi in modo da creare un riparo contro la pioggia imminente.
Persone reiette e invisibili si stringevano rasente i muri e sotto le tettoie. La prima volta che Greg l’aveva portata a New York, poco dopo il matrimonio, gli edifici erano già quasi tutti vuoti, le finestre coperte di cartelli con scritto Affittasi. Ormai gli abusivi avevano tolto anche quei cartelli, e i palazzi abbandonati erano talmente tanti che gli agenti di Sicurezza avevano praticamente smesso di preoccuparsi della città. Le finestre vuote facevano pensare che all’interno non ci fosse nessuno, ma non era così: Lily rabbrividiva al pensiero di ciò che succedeva lì dentro. Droga, crimine, prostituzione… in rete aveva addirittura letto che alcune persone erano state uccise nel sonno per rivenderne gli organi. Al di fuori del muro non c’erano regole, e nessun luogo era sicuro.

Greg diceva che chi viveva al di fuori della barriera era gente pigra ma Lily non l’aveva mai pensata così: erano semplicemente persone sfortunate, con genitori meno abbienti dei suoi e di quelli di Greg. Non era così categorico, quando studiava a Princeton.
Anzi, nei fine settimana, ogni tanto prestava assistenza ai meno fortunati. Era così che si erano incontrati: facevano entrambi volontariato nell’ultimo rifugio per senza tetto del New Jersey.
Di recente, Lily aveva però iniziato a chiedersi se Greg non l’avesse fatto soltanto per avere un’esperienza nel sociale da inserire nel curriculum. L’estate successiva aveva iniziato il tirocinio presso gli uffici del governo. Lily invece era andata a Swarthmore a studiare letteratura, perché era l’unico argomento che la interessasse. I libri erano già stati censurati, privati di ogni accenno al sesso, di qualsiasi volgarità e di qualunque cosal’amministrazione Frewell avesse considerato antiamericana ma a Lily erano comunque piaciuti, era riuscita a scavare oltre quella superficie sterile per trovare storie interessanti. Era felicissima di studiare, anzi, pensare al futuro la faceva cadere in preda a un
panico incontrollabile. Era Greg a essere pieno di ambizioni, era lui che accettava lavori estivi a Washington, che andava molto spesso a New York, nei fine settimana, con gli amici dei genitori.
A Lily faceva piacere, era contenta che Greg sembrasse avere pieno controllo sulla direzione che stava prendendo
la propria vita. Quando aveva trovato un ottimo impiego come funzionario di collegamento per un’azienda dell’industria della difesa e le aveva chiesto di sposarlo dopo la laurea, a Lily era sembrata una benedizione. Non avrebbe mai dovuto lavorare: solo preoccuparsi di tenere in ordine la casa ed essere cordiale con persone come lei. E naturalmente anche occuparsi dei bambini, quando fossero arrivati. Nessuna di queste cose sembrava anche solo paragonabile a un lavoro vero e proprio.
Avrebbe avuto un sacco di tempo per andare a far compere, per leggere, riflettere. L’auto passò su un’altra buca, facendola sobbalzare sul sedile; Lily sentì qualcosa di simile a un sorriso farsi strada sulle labbra. Aveva vinto la lotteria, certo.
La pioggia investì improvvisamente l’auto, tanto forte da bloccare la visuale di Lily. Sin dal primo mattino il cielo andava facendosi via via più buio, tanto che molti tra coloro che abitavano al di là della barriera indossavano una sorta di sacchi di materiale sintetico per proteggersi gli abiti. Lily si chiese se usassero sempre gli stessi teli o se fossero costretti a cercarne di nuovi ogni volta che pioveva.
“Saremo costretti a fare una deviazione, signora M.”, disse Jonathan dal posto di guida.
“Perché?”
“Un’esplosione”. Indicò un punto di fronte a loro, e Lily vide il bagliore di una fiamma nella pioggia, a circa un miglio
di distanza. Aveva letto di cose del genere: criminali che, a volte, si arrampicavano fino alle autostrade private dove
piazzavano cariche di esplosivo così da costringere gli utenti a deviare sulle vie pubbliche. Era uno dei tanti pericoli che si correvano, avventurandosi oltre il muro, ma se Jonathan non era preoccupato, nemmeno Lily vedeva motivo di esserlo. Greg lo aveva assunto tre anni prima, la settimana antecedente al matrimonio, proprio perché si prendesse cura di lei. Jonathan era un’ottima guardia del corpo ma come autista se la cavava ancora meglio: quando aveva prestato servizio militare durante le Guerre del Petrolio era incaricato della protezione delle provvigioni, e sembrava conoscere tutte le vie della costa orientale come le sue tasche. Guidò lungo le strade sospese, tanto vicine ai palazzi da permettere a Lily di scorgere solo uno spicchio di cielo. Cercò di immaginare la gente sotto di loro, come
topi che zampettavano nell’oscurità. Una sua amica dei tempi delle scuole superiori, Embeth, dopo il diploma si era trasferita a New York per lavorare come bambinaia; qualche anno dopo, Lily era certa di averla intravista a un angolo di strada a Lower Manhattan, vestita di stracci, con la pelle unta e i capelli lerci come se non li avesse lavati da anni. Il tempo di un’occhiata, poi era sparita.
Passando sopra le macerie del Rockefeller Center, Lily notò che, dove una volta si trovava la vecchia fontana, qualcuno aveva inciso con il laser lettere tanto grandi da risultare perfettamente visibili anche dalla strada.
IL MONDO MIGLIORE
Si trattava del motto del Blue Horizon, il gruppo separatista, ma nessuno sembrava sapere con precisione cosa significasse.
Le attività del Blue Horizon sembravano limitate per la maggior parte a provocare grosse esplosioni e a inserirsi nei sistemi elettronici del governo in modo da creare problemi. L’anno precedente, quando i separatisti avevano portato di fronte al Congresso una richiesta di secessione, Lily si era detta favorevole ma Greg le aveva spiegato che non era il caso: c’era troppo denaro in ballo, si sarebbero persi troppi clienti e debitori. Lily aveva invece pensato che questo avrebbe causato una seria diminuzione del crimine e quindi le era sembrata un’ottima idea, ma non aveva voluto discutere. Greg era stato molto teso al lavoro, era sempre sul chi vive e aveva cominciato a bere troppo. Non si era
davvero tranquillizzato finché non aveva visto quella richiesta venire bocciata.
Jonathan girò a sinistra, entrando nei sotterranei del Plymouth Center, e si arrestò alla barriera dei controlli di sicurezza.
Due uomini con le pistole in mano si avvicinarono all’auto, e Jonathan porse loro il tesserino.
“La signora Mayhew ha un appuntamento con il dottor Davis, al cinquantesimo piano”.
Il guardiano la fissò. “Apra il finestrino posteriore”.
Jonathan fece quanto gli era stato richiesto, e Lily sporse la spalla sinistra. L’uomo teneva in mano un lettore di qualità scadente, tanto che fu costretto a passarlo sopra la spalla diverse volte prima che il codice del chip venisse riconosciuto.
In quell’istante, lo strumento emise un suono non dissimile dal frinire di un grillo.
“La ringrazio, signora Mayhew”, disse la guardia con un sorriso freddo. Controllò anche Jonathan, poi Lily tornò a
sprofondare nel sedile mentre l’autista proseguiva inoltrandosi nel parcheggio.
Lo scanner davanti all’ascensore suonò mentre Lily lo attraversava: aveva dimenticato di togliere l’orologio. Era grosso, ingombrante, d’argento quasi puro con il quadrante incrostato di diamanti, e le sue amiche lo guardavano con invidia ogni volta che lo indossava per andare al circolo. Per Lily tutti gli orologi erano uguali ma, come molte cose che le aveva comprato Greg, lo metteva perché era suo dovere. Una volta entrata, lo tolse, infilandolo nella borsetta.
L’ascensore emise un suono a conferma di aver letto correttamente il codice del chip che aveva nella spalla. Se Greg
avesse voluto controllare, questo avrebbe confermato dove di trovava Lily. Ma non era un problema. Agli occhi di tutti, il dottor Davis era un rispettabile specialista, ed erano numerose le signore benestanti che lo consultavano per risolvere i loro problemi di fertilità. Nonostante ciò, Lily arrossì in maniera colpevole. Era sempre stato facile scoprire le sue bugie, e non era mai stata in grado di mantenere un segreto. Fatta eccezione per quello, il più grande di tutti. Con il passare del tempo, si sentiva sempre più spaventata. Se Greg l’avesse scoperto…
Ma non ci pensò. Se l’avesse fatto, si sarebbe girata e scappata via, e non poteva farlo. Inspirò profondamente, più di una volta, fino a rallentare le pulsazioni. Le tornò il coraggio. Quando le porte dell’ascensore si aprirono, si diresse a sinistra lungo un corridoio con un tappeto verde brillante. Superò varie porte che recavano le targhe di vari specialisti: dermatologi, ortodontisti, chirurghi estetici. La porta dello studio del dottor Davis era l’ultima sulla destra, sobria e in legno di noce. Su di essa una targa di ottone recutava: “Dott. Anthony Davis, Specialista della
Fertilità”. Lily posò il pollice su un piccolo scanner, fissando la minuscola telecamera montata sullo stipite, poi la lucetta rossa diventò verde e la porta si aprì con uno scatto.