Intervista con Jonathan Maberry, Autore di Cronache Zombie!

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Siete pronti per una nuova, fantastica intervista?

 Tra una settimana (esattamente il 10 dicembre) pubblicheremo Sulle Orme di Tom, terzo capitolo dell’epica tetralogia di Cronache Zombie, e per l’occasione abbiamo pensato di fare quattro chiacchiere con il leggendario creatore di Benny Imura: Jonathan Maberry!

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Benvenuto mr. Maberry. e grazie per essere qui con noi! Un Nuovo Orizzonte, il quarto e ultimo capitolo della saga Cronache Zombie, verrà finalmente pubblicato in Italia il prossimo anno. Cosa devono aspettarsi i lettori dalla conclusione della tetralogia?

Benny Imura e i suoi amici ne hanno passate tante nei primi tre libri e non concedo loro neanche un attimo di respiro nel romanzo conclusivo. Nel terzo libro hanno incontrato i Mietitori, un esercito di assassini convinti che Dio voglia eliminare ogni vita umana sulla Terra. Sono guidati da Saint John, che era un serial killer prima dell’Apocalisse e che ora vuole espandere il suo oscuro desiderio di sterminio della razza umana.

I Mietitori hanno anche imparato come controllare gli zombie e ora una gigantesca armata sta marciando verso Mountainside, città natale di Benny. Allo stesso tempo, dalla disperazione nasce la speranza che una cura per l’epidemia zombie possa esistere. Benny e i suoi amici hanno due battaglie di fronte a loro: salvare la loro città e salvare il mondo.

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Sei un esperto di arti marziali e dell’arte della spada. Puoi dirci qualcosa in più sulle tue abilità e sul tuo addestramento, e di come hanno influenzato il tuo stile di scrittura?

Sono stato un  convinto praticante delle arti giapponesi del jujutsu e kenjutsu per oltre cinquant’anni. Al momento detengo una cintura nera di ottavo grado. Ho anche lavorato come guardia del corpo per anni e insegnato autodifesa per donne, jujutsu e storia delle arti marziali alla Temple University di Philadelphia.

Ho lavorato anche come testimone esperto per l’ufficio del Procuratore Distrettuale di Philadelphia per casi di omicidio che coinvolgevano arti marziali. Conosco il combattimento da una prospettiva di prima mano, e quando scrivo scene d’azione o lotta mi assicuro che siano realistiche al cento per cento. Sono cresciuto in un quartiere molto duro e in una casa violenta. Le arti marziali mi hanno dato disciplina, forza e concentrazione in modo da sopravvivere alla mia infanzia e a superare gli abusi. I romanzi di Cronache Zombie mi permettono di esplorare come dei teenagers giovani e innocenti arrivino a conoscere la cruda realtà del mondo, e di come crescano per diventare gli eroi delle loro storie. Una delle chiavi per arrivare a questo risultato è il programma di allenamento “Warrior Smart” creato dal fratello maggiore di Benny, Tom. E’ stato lui ad insegnare loro le abilità e i valori di un nobile samurai.

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Qual è il tuo personaggio preferito della saga Cronache Zombie, e perchè?

Benny sarà sempre il mio personaggio preferito. Come me, aveva una visione del mondo distorta quando era un giovane ragazzo, ma quando ha avuto modo di vedere il mondo per quello che è, lo ha accettato. Questo processo lo ha cambiato, e i quattro libri hanno seguito la sua evoluzione da ragazzino ingenuo a giovane adulto forte e capace. Ho avuto anche io un’evoluzione simile – anche se, a essere sincero, ho dovuto affrontare molti meno zombie!

Cronache Zombie #1 - Le Avventure di Benny Imura

Nella cultura popolare, gli zombie sono quasi sempre dipinti come mostri senza cervello che vanno distrutti senza rimorso. Nei tuoi romanzi, invece, il concetto che gli zombie erano delle persone normali, un tempo, gioca un ruolo fondamentale. Che opinione hai dei morti viventi?

Per me gli zombie, per quanto spaventosi, sono anche tristi. Sono vittime. Le loro vite, il loro futuro, le loro speranze e i loro sogni, tutto questo è stato loro sottratto. E nel processo sono stati trasformati in cose che uccidono i loro familiari e amici. Essere uno zombie non è poi così diverso dall’essere una persona che soffre di un morbo contagioso. Dovremmo rispettare le persone che erano, anche se dobbiamo combattere contro i mostri che sono diventati.

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Cosa faresti durante una vera apocalisse zombie?

Ci ho pensato per tanto, tanto tempo. Sono stato un fan del genere zombie dall’ottobre del 1968, quando a dieci anni mi infilai di nascosto in un cinema per vedere la prima de La Notte dei Morti Viventi di George Romero. Quindi, ho già un piano di fuga pronto. Per prima cosa, mi assicurerei che la mia famiglia fosse al sicuro abbastanza a lungo per avvolgerci in tappeti e pezzi di plastica – qualunque cosa abbastanza dura per proteggere dai morsi, ma al tempo stesso abbastanza flessibile per potersi muovere velocemente. Prenderei delle armi (ho un sacco di spade), una scatola degli attrezzi, un kit di pronto intervento, del cibo e dell’acqua, e poi lascerei la città.

Andrei verso un magazzino di distribuzione per alimentari. Di solito sono edifici grandi e solidi con poche finestre, dei generatori di corrente, e centinaia di tonnellate di cibo. Renderei sicuro il magazzino, e poi comincerei a cercare altri sopravvissuti utilizzando grossi camion (che si possono trovare in questo tipo di magazzini). Più gente raccoglierò, più sarà probabile avere le giuste competenze per la sopravvivenza. La lista include persone con conoscenze di cucina e preparazione del cibo, medicina, carpenteria e costruzioni, scienza, elettronica, e meccanica. Chiunque non sarà in grado di fare una di queste cose verrà addestrato per combattere in squadra. Se qualcuno darà problemi verrà incoraggiato a cambiare idea o a lasciare l’edificio. Quindi sì, sopravviverò.

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Puoi raccontarci qualcosa del tuo metodo di scrittura?

Ho studiato da giornalista e scritto opere di saggistica come lavoretto part-time per la maggior parte della mia vita. Il giornalismo tende ad instillare ottime abitudini lavorative su cui si può fare affidamento. Gestione del tempo, disciplina, concentrazione, buone capacità di ricerca, e così via, e aiuta a stabilire degli obiettivi realistici. Non credo nella “mitologia” dell’essere scrittore. Non “aspetto l’ispirazione” o cose del genere.

La maggior parte degli scrittori veri hanno più idee che tempo per scriverle tutte. Quando ho un idea per un progetto la lascio ribollire per un po’, poi mi siedo e mi annoto il più possibile. Registro le idee casuali che tendono a presentarsi quando un’idea si sta formando. Una volta che ho stabilito per bene il progetto inizio a cercare modi per svilupparlo in qualcosa che posso vendere e che mi divertirei a scrivere. Il divertimento deve essere parte del processo. Se si tratta di un romanzo propongo l’idea al mio agente, di solito sottoforma di un breve paragrafo. Se si tratta di una storia breve metto le note da parte finchè non mi viene chiesto di scrivere qualcosa per un magazine o per un’antologia, nel qual caso scorro tutte le idee fino a trovare quella che si adatta meglio al contesto.

Coi romanzi tendo a realizzare un sommario, e poi  a scrivere il primo e l’ultimo capitolo. Il primo mi aiuta a stabilire il tono generale. Scrivere l’ultimo mi fa capire in che direzione andare, in modo da guidare la narrazione verso quel finale. Questo processo mi evita di scrivere scene che stonerebbero col resto dell’opera. e mi permette di inserire indizi, allusioni e altre sottigliezze.

Le mie abitudini di scrittura giornaliere sono abbastanza regolari. Mi piace l’idea di “andare al lavoro”, quindi vado spesso in uno dei miei ristoranti o caffè preferiti e lavoro lì per qualche ora. Di solito quattro ore al mattino, poi pausa pranzo e qualche vasca in piscina, poi quattro ore nel pomeriggio. Mi prendo dieci minuti ogni ora di lavoro per dedicarmi ai social media.

Ci sono sempre variazioni, ovviamente. Viaggio e faccio molti tour per i miei libri. Ogni tanto devo prendermi intere giornate per fare ricerche, per incontri di lavoro, e così via. Ma in media scrivo dalle tremila alle quattromila parole al giorno, e stacco per l’ora di cena. Le sere per me sono tutte da dedicare alla famiglia.

Mi piace ascoltare musica mentre scrivo, e a volte creo delle playlist. Ma se non c’è musica non mi faccio particolari problemi. Non permetto a niente di distrarmi dalla scrittura.

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Quali sono i tuoi romanzi, film e/o fumetti apocalittici preferiti?

Uno dei migliori effetti collaterali dell’essere uno scrittore professionale è il poter stringere amicizia con molti degli autori che ammiro. Questo è doppiamente vero nel caso del genere zombie, dato che la maggior parte di noi si conosce. I miei romanzi zombie preferiti sono stati scritti dai miei amici, e la lista include Dead City di Joe McKinney, World War Z di Max Brooks, Breathers: A Zombie Lament di S.G.Browne, la trilogia Newsflesh di Mira Grant, Plague Town di Dana Fredsti e The Book of the Dead editato da John Skipp e Craig Spector.

I miei fumetti zombie preferiti sono The Walking Dead di Robert Kirkman e Marvel Zombies, sul quale ho avuto modo di lavorare (sono co-autore di Marvel Zombies Return).

Le mie serie TV zombie preferite sono The Walking Dead, Dead Set Z Nation, a parimerito.

Infine, i miei film di zombie preferiti sono l’unrated director’s cut del remake de L’Alba dei Morti Viventi, Shaun of the Dead, The Living Dead at the Manchester Morgue, L’Aldilà Dellamorte Dellamore.

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Puoi darci qualche dettaglio sul tuo prossimo progetto?

Al momento mi trovo nella fase più impegnata della mia carriera. Ho scritto quattro romanzi quest’anno, incluso un thriller di fantascienza weird per adulti, un fantasy steampunk, un romanzo di fantascienza per giovani lettori, e un fantasy-horror per bambini. Sto dando gli ultimi ritocchi ad un gruppo di storie brevi e poi inizierò a scrivere Glimpseromanzo autoconclusivo che parla di una giovane donna, ex tossicodipendente, alla ricerca del bambino che abbandonò quando faceva uso di stupefacenti. E’ un thriller soprannaturale e non vedo l’ora di potermici dedicare.

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Di recente hai visitato l’Italia e sei stato una guest-star a Lucca Comics & Games 2015. Ti sei divertito durante la convention?

Ho visitato convention di fumetti e videogiochi in giro per gli Stati Uniti e ho sempre pensato che il San Diego Comic Con e il New York Comic Con fossero i migliori, i più grandi. Wow, come mi sbagliavo! Lucca Comics & Games era grande quattro volte tanto ed è stata davvero divertente! Ho notato a malapena la differenza di linguaggio perchè avevo dei traduttori meravigliosi e perchè tante persone in Italia parlano inglese. Io e mia moglie ci siamo fatti molti nuovi amici là. Voi di Multiplayer siete stati un fantastico ospite, e stare con lo staff era come essere in famiglia. In più, la convention era organizzata in maniera intelligente, e ogni elemento – fumetti, giochi, Star Wars, etc – aveva il suo spazio. Questo ci ha permesso di trovare quello che volevamo vedere, e ci ha impedito di perderci o confonderci. Per quanto mi riguarda, Lucca Comics & Games è diventata il nuovo standard a cui dovrebbero fare riferimento tutte le convention!

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Per concludere in bellezza: vorresti dire qualcosa ai tuoi fan italiani?

Ho avuto l’opportunità di incontrare molti dei miei fan durante Lucca Comics  Games, e in altre parti d’Italia. Vi voglio bene, ragazzi! Siete divertenti, siete intelligenti, grandi esperti di pop culture, e amate gli zombie! Come ho detto… è come stare in famiglia!


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E con questo concludiamo questa stupenda intervista! Ringraziamo Jonathan Maberry per il tempo che ci ha dedicato e lo salutiamo calorosamente… ricordandovi che il prossimo capitolo delle avventure di Benny Imura, Sulle Orme di Tom, uscirà il 10 dicembre! A presto per un’anteprima!